Recensione Libro: L’altra Verità. Diario di una diversa.

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Trama:

Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del “sentire”. Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un’onda che alterna la lucidità all’incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo “sperdimento”, ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l’abitudine, l’indifferenza e la paura del mondo che c’è “fuori”.

Le mie Impressioni:

Allora parto con una lunghissima premessa. Forse non tutti sanno (quasi nessuno mi sa) che ho frequentato un anno di un’università come terapista della riabilitazione psichiatrica. Da lì ho maturato un forte interesse per la psichiatria, per le persone che hanno malattie psichiatriche e l’evoluzione che ha subito negli anni questo campo. Ho conosciuto parecchie persone che sono state in manicomio e da tempo desideravo leggere qualcosa di Alda Merini, famosissima poetessa che per dieci anni ha vissuto in manicomio, prima che la riforma Basaglia ne imponesse la chiusura.
L’altra Verità è un vero e proprio diario a cuore aperto, Alda Merini racconta con scioltezza e autentica tenerezza di un periodo che deve essere davvero molto difficile della sua vita. Racconta di come passava le giornate insieme ai ricoverati nel manicomio, della solitudine, degli elettroshock, degli infermieri disumani e degli psichiatri.
Una lettura interessante, che non annoia mai, perché quando cominci non riesci più a smettere.
Un diario non sempre segue il senso cronologico, ma scritto di getto così come arrivano i ricordi.
Il racconto di un luogo di “cura” che contiene e maltratta i propri degenti, un campo di concentramento che impone gli stessi farmaci a tutti senza tener conto delle esigenze delle diverse PERSONE.
Sono tante le parti che mi hanno colpita e voglio scrivervi qui un paio di frasi che secondo me fanno ben intendere cosa hanno creato i manicomi nelle persone che l’hanno subito:

“Il manicomio non finisce più. E’ una lunga pesante catena che ti porti fuori, che tieni legata ai piedi. Non riuscirai a disfartene più…”

“Il vero inferno è fuori, qui a contatto degli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano.”

Davvero una lettura che lascia pensare, senza essere pesante (anzi) che consiglio a tutti.

Buone letture
Alessandra
Ale&Ale<3

 

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